La filosofia e le sue questioni
 

Vita e morte, due opposti complementari?

Carlo Pierini 28 Mag 2017 10:57
Vita e morte possono essere visti come opposti assoluti, oppure come opposti
complementari.
La visione materialista-naturista li vede come opposti assoluti, cioè, vede
nella morte il male assoluto, la negazione assoluta di ogni bene possibile.
Mentre la visione teista (prevalente nella storia del pensiero umano) vede la
morte come complementare alla vita, come un passaggio a ...miglior vita.

"Pare dunque che risponda meglio all'anima collettiva dell'umanità considerare
la morte come un compimento del significato della vita e come scopo specifico di
essa, che non come una mera cessazione priva di significato. Chi dunque si
associa all'opinione illuministica, rimane psicologicamente isolato e in
contrasto con quella realtà umana universale a cui appartiene egli stesso.
[...]
Le concezioni illuministiche rivelano una stretta parentela con i sintomi
nevrotici. Come questi, sono in realtà un pensare distorto che si sostituisce
al pensiero psicologicamente giusto, il quale rimane legato al cuore, alla
profondità dell'anima, alla stirpe. [...]
Soggettivamente fa una gran differenza se la coscienza vada di pari passo con
l'anima oppure si abbarbichi a pensieri che il cuore ignora”. [JUNG: Realtà
dell'anima - pg.158]

"Sebbene la maggior parte degli uomini ignori la ragione per cui il corpo
abbisogna di sale, cerchiamo tutti di procurarcene, per un bisogno istintivo.
Altrettanto accade per le cose psichiche; la maggior parte degli uomini, in ogni
tempo, ha sentito la necessità di credere alla sopravvivenza [post-mortem].
Pensando che la vita oltrepassi i confini della morte, noi agiamo secondo il
senso della vita, anche se il significato di quest'idea ci sfugge". [JUNG: La
dinamica dell'Inconscio - pg.431]

"Per le maggiori religioni viventi, il Cristianesimo e il buddhismo, il senso
dell'esistenza si compie con la sua fine. [...]
Così come la traiettoria di un proiettile termina al bersaglio, la vita termina
nella morte, che è quindi il bersaglio, lo scopo di tutta la vita. [JUNG:
Realtà dell'anima - pg.156]

"La morte è psicologicamente altrettanto importante della nascita e, come
questa, è una componente integrante della vita. Che cosa capiti in definitiva
alla coscienza riscattata non è questione da porre allo psicologo. Egli può
solo far rilevare che l'idea di atemporalità della coscienza distaccata è in
armonia col pensiero religioso di ogni tempo e con la preponderante maggioranza
del genere umano, e che quindi chi non la dovesse pensare così resterebbe al di
fuori dell'ordine umano e verrebbe in tal modo a soffrire di disturbi
dell'equilibrio psichico". [JUNG: Il segreto del fiore d'oro - pg.54]

"Il terreno da cui trae nutrimento l'anima è la vita naturale. Chi non la segue
rimane disseccato e campato in aria. Perciò molti uomini si inaridiscono con
l'età: si volgono indietro, con una segreta paura della morte nel cuore. Si
sottraggono, almeno psicologicamente, al processo vitale; simili alla mitica
statua di sale, si rivolgono ancora vivacemente ai ricordi della giovinezza, ma
perdono ogni vivente contatto col presente". [JUNG: Realtà dell'anima - pg.154]

"[Le idee di immortalità] sono dati irrazionali, condizioni a priori
dell'immaginazione, che semplicemente sono e di cui la scienza non può
scrutarne lo scopo che a posteriori. [...]
Ai malati più anziani uso dire: la vostra immagine di ******* o la vostra idea
di immortalità sono atrofiche, di conseguenza il vostro metabolismo psichico
non è in regola. Il fármakon atanasìas, il farmaco dell'immortalità degli
antichi, è più saggio e più profondo di quanto supponiamo". [JUNG: La
dinamica dell'Inconscio - pg.432]

"La gioventù - così ci sembra - ha scopo, avvenire senso e valore; mentre
l'arrivare alla fine ci appare solo come una cessazione senza significato. Se un
giovane è preso d'angoscia di fronte al mondo, alla vita e all'avvenire, ognuno
trova ciò increscioso, irrazionale, nevrotico: lo si giudica vile. Ma se l'uomo
anziano prova un segreto terrore, anzi l'angoscia della morte al pensiero che
gli anni di vita che gli rimangono non sono più tanti, il ricordo doloroso di
*****oghi sentimenti che albergano anche nel nostro petto ci assale, e se
possiamo cambiamo discorso. L'ottimismo con cui si giudica il giovane viene
meno.[...]
Quando ci si sente soli, e la lunga serie dei fatti ingrati che ci provano senza
misericordia quanto abbia ormai camminato l'indice dell'orologio - lento e
fatale approssimarsi di quel buio fondo in cui verrà inghiottito alla fine
tutto ciò che amiamo, desideriamo, possediamo, speriamo, e per cui ci
affanniamo - allora le sagge massime, come "ognuno deve morire" scompaiono, e
l'angoscia ci toglie il respiro. [...]
Ho osservato che proprio le stesse persone giovani che temono la vita sono
soggette più tardi all'angoscia della morte". [JUNG: La dinamica dell'Inconscio
- pg436]
ideaprima1@googlemail.com 28 Mag 2017 11:25
Il giorno domenica 28 maggio 2017 10:57:53 UTC+2, Carlo Pierini ha scritto:
> Vita e morte possono essere visti come opposti assoluti, oppure come opposti
complementari.
> La visione materialista-naturista li vede come opposti assoluti, cioè, vede
nella morte il male assoluto, la negazione assoluta di ogni bene possibile.
Mentre la visione teista (prevalente nella storia del pensiero umano) vede la
morte come complementare alla vita, come un passaggio a ...miglior vita.
>
> "Pare dunque che risponda meglio all'anima collettiva dell'umanità
considerare la morte come un compimento del significato della vita e come scopo
specifico di essa, che non come una mera cessazione priva di significato. Chi
dunque si associa all'opinione illuministica, rimane psicologicamente isolato e
in contrasto con quella realtà umana universale a cui appartiene egli stesso.
[...]
> Le concezioni illuministiche rivelano una stretta parentela con i sintomi
nevrotici. Come questi, sono in realtà un pensare distorto che si sostituisce
al pensiero psicologicamente giusto, il quale rimane legato al cuore, alla
profondità dell'anima, alla stirpe. [...]
> Soggettivamente fa una gran differenza se la coscienza vada di pari passo con
l'anima oppure si abbarbichi a pensieri che il cuore ignora”. [JUNG: Realtà
dell'anima - pg.158]
>
> "Sebbene la maggior parte degli uomini ignori la ragione per cui il corpo
abbisogna di sale, cerchiamo tutti di procurarcene, per un bisogno istintivo.
Altrettanto accade per le cose psichiche; la maggior parte degli uomini, in ogni
tempo, ha sentito la necessità di credere alla sopravvivenza [post-mortem].
Pensando che la vita oltrepassi i confini della morte, noi agiamo secondo il
senso della vita, anche se il significato di quest'idea ci sfugge". [JUNG: La
dinamica dell'Inconscio - pg.431]
>
> "Per le maggiori religioni viventi, il Cristianesimo e il buddhismo, il senso
dell'esistenza si compie con la sua fine. [...]
> Così come la traiettoria di un proiettile termina al bersaglio, la vita
termina nella morte, che è quindi il bersaglio, lo scopo di tutta la vita.
[JUNG: Realtà dell'anima - pg.156]
>
> "La morte è psicologicamente altrettanto importante della nascita e, come
questa, è una componente integrante della vita. Che cosa capiti in definitiva
alla coscienza riscattata non è questione da porre allo psicologo. Egli può
solo far rilevare che l'idea di atemporalità della coscienza distaccata è in
armonia col pensiero religioso di ogni tempo e con la preponderante maggioranza
del genere umano, e che quindi chi non la dovesse pensare così resterebbe al di
fuori dell'ordine umano e verrebbe in tal modo a soffrire di disturbi
dell'equilibrio psichico". [JUNG: Il segreto del fiore d'oro - pg.54]
>
> "Il terreno da cui trae nutrimento l'anima è la vita naturale. Chi non la
segue rimane disseccato e campato in aria. Perciò molti uomini si inaridiscono
con l'età: si volgono indietro, con una segreta paura della morte nel cuore. Si
sottraggono, almeno psicologicamente, al processo vitale; simili alla mitica
statua di sale, si rivolgono ancora vivacemente ai ricordi della giovinezza, ma
perdono ogni vivente contatto col presente". [JUNG: Realtà dell'anima - pg.154]
>
> "[Le idee di immortalità] sono dati irrazionali, condizioni a priori
dell'immaginazione, che semplicemente sono e di cui la scienza non può
scrutarne lo scopo che a posteriori. [...]
> Ai malati più anziani uso dire: la vostra immagine di ******* o la vostra
idea di immortalità sono atrofiche, di conseguenza il vostro metabolismo
psichico non è in regola. Il fármakon atanasìas, il farmaco dell'immortalità
degli antichi, è più saggio e più profondo di quanto supponiamo". [JUNG: La
dinamica dell'Inconscio - pg.432]
>
> "La gioventù - così ci sembra - ha scopo, avvenire senso e valore; mentre
l'arrivare alla fine ci appare solo come una cessazione senza significato. Se un
giovane è preso d'angoscia di fronte al mondo, alla vita e all'avvenire, ognuno
trova ciò increscioso, irrazionale, nevrotico: lo si giudica vile. Ma se l'uomo
anziano prova un segreto terrore, anzi l'angoscia della morte al pensiero che
gli anni di vita che gli rimangono non sono più tanti, il ricordo doloroso di
*****oghi sentimenti che albergano anche nel nostro petto ci assale, e se
possiamo cambiamo discorso. L'ottimismo con cui si giudica il giovane viene
meno.[...]
> Quando ci si sente soli, e la lunga serie dei fatti ingrati che ci provano
senza misericordia quanto abbia ormai camminato l'indice dell'orologio - lento e
fatale approssimarsi di quel buio fondo in cui verrà inghiottito alla fine
tutto ciò che amiamo, desideriamo, possediamo, speriamo, e per cui ci
affanniamo - allora le sagge massime, come "ognuno deve morire" scompaiono, e
l'angoscia ci toglie il respiro. [...]
> Ho osservato che proprio le stesse persone giovani che temono la vita sono
soggette più tardi all'angoscia della morte". [JUNG: La dinamica dell'Inconscio
- pg436]


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la morte la hai in testa tu.

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